25 gennaio, 2017

I poster, roba da teenager. O forse no


Nella mia stanza non ho mai avuto nessun poster. L'ho sempre deprecata come un usanza da giovani borghesi gne gne, peggio di quegli orribili scaffali pieni di fumetti (giapponesi, il che è un aggravante. Vanno bene Alan Moore, quello di 300 e di Sin City che ora non mi viene, AL LIMITE roba "eterosessuale" come Berserk e GTO) anzi,  fossi stato più ordinato mi avrebbe fatto piacere far sparire tutta la roba buttata ovunque e rendere l'ambiente spartano e minimal, come mi piace ammè, e come sarebbe piaciuto anche ad Epicuro e Lao Tzu. Non è detto che non accadrà, mi sono appena procurato un libro sul minimal lifestyle.

Sull'alienazione tecnologica

leggevo questo articolo
Ora, il sito non è esattamente Wired, ma pur nella sua semplicità generalista che rasenta la banalità a volte è possibile trarre degli spunti di ragionamento. Ad esempio su uscite come questa:

Le nuove tecnologie alla base della comunicazione digitale contemporanea ci fanno credere di essere meno isolati perché sempre connessi. Si tratta però dell'illusione di una reale intimità: i nostri profili online esistono in funzione del numero dei contatti, oggetti inanimati e intercambiabili che acuiscono il senso di solitudine.